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Acquaviva delle Fonti (BA) – Il cucciolo accartocciato, cresciuto nelle gabbietta

Immagine di Acquaviva delle Fonti (BA) – Il cucciolo accartocciato, cresciuto nelle gabbietta

Leggete un po' la notizia pubblicata su geapress.org

Cresciuta in gabbia, poco più grande di lei. Non ci sono molte spiegazioni nel vedere come è ridotta la povera cagnolina abbandonata circa un mese addietro alla fermata degli autobus di Acquaviva delle Fonti (BA). Ad avvisare i volontari dell’associazione Legalo al Cuore Onlus, alcuni studenti in procinto di partire per il capoluogo pugliese. “Venite subito alla fermata, qualcuno ha abbandonato un cane strano“.

Il cane “strano” era una cucciola di segugio di circa cinque mesi. Si presentava accartocciata su se stessa. Così se la ricorda Patrizia Buonadonna, presidente di Legalo al  Cuore Onlus e responsabile della sezione di Acquaviva delle Fonti. “All’inizio non sapevamo neanche se poteva sopravvivere - riferisce Patrizia Buonadonna a GeaPress – Poi grazie alle cure veterinarie ha iniziato a prendere una postura più regolare,   ma quando tenta di sedersi è ancora una pena infinita“.

Il cane mostra all’esame radiografico, lo schiacciamento di due vertebre oltre a gravi malformazioni ossee. Di fatto deambula appoggiandosi sui polsi anteriori. Se gabbia è stata, di certo  era molto piccola. Viene quasi da pensare a quella di un canarino.

Il piccolo cane non è neanche l’unico segugio ritrovato nei luoghi. Un anno addietro un cane adulto, recuperato e poi adottato grazie all’impegno dei volontari. Quattro anni prima, un altro cane, sempre segugio. In questo caso, però, non era stato abbandonato in città, ma legato ad un albero in aperta campagna.

Debbo pensare che nei pressi – aggiunge Patrizia Buonadonna – c’è qualcuno che alleva segugi. Quando non  servono li butta via. Non oso però immaginare cosa possa essere successo all’ultima arrivata. L’abbiamo chiamata natalina, il periodo era  quello“.

Le analisi cliniche del cane, nonostante tutto, non sono negative e la speranza è ora di poterla  recuperare  e darla in adozione. Poi c’è un altro desiderio. Individuare chi l’ha ridotta in quella maniera, ma su questo punto i volontari sono più rassegnati.

 - fonte www.geapress.org - 



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